app-pausa-caffeÈ domenica mattina, sono davanti al primo caffè della giornata: mentre lo mando giù velocemente, tengo d’occhio il piazzale di fronte al bar sulla via dei Laghi dove ho appuntamento con Flavia e Camilla, e educatrici cinofile in compagnia delle quali faremo la nostra prima esperienza con la zooantropologia.Insieme al mio cane Spillo e ai partecipanti a questo primo “trekking a 6 zampe” che abbiamo organizzato: al centro di questa piacevole passeggiata nella località Le Piagge, nel territorio di Nemi, ci sarà infatti la relazione tra uomo e cane (anche se in questo caso siamo tutte donne…). Nel giro di qualche minuto arrivano Flavia con Camilla e le altre persone, ci presentiamo con un sorriso: è evidente che la componente umana di questo piccolo gruppo si accinge a questa nuova avventura armata di curiosità e buonumore. I quattro cani partecipanti si guardano da lontano, poi si avvicinano, si annusano, un po’ ringhiano e un po’ scodinzolano, come spesso capita in questi casi. Ci mettiamo in fila indiana, pronti, via.


_DSC4011La zooantropologia studia la relazione tra l’uomo e le altre specie animali e i contributi che possiamo ricevere dal confronto con la diversità animale. Secondo tale disciplina, l’animale deve essere considerato e rispettato nella sua alterità come “partner” in una relazione paritaria con gli esseri umani; in tale relazione, ogni animale apporta il suo bagaglio di emozioni, abilità, conoscenze. Più in dettaglio, l’approccio cognitivo zooantropologico che viene adottato dagli educatori cinofili si differenzia dai metodi di addestramento basati su coercizioni e punizioni, sul condizionamento stimolo-risposta (ritenendo che ad ogni stimolo consegue una risposta automatica), poiché considera invece il comportamento animale come il risultato di un ragionamento. Il cane viene ritenuto in grado di fare esperienze ed elaborarle utilizzando le proprie capacità, facendone derivare un comportamento conseguente. L’approccio cognitivo zooantropologico si rivolge quindi alla mente del cane e alle sue capacità di apprendimento, dando luogo a veri e propri programmi educativi fondati su principi di neurobiologia e in cui il fattore relazionale assume un ruolo decisivo. Un’attenzione particolare viene riservata alle motivazioni e alle emozioni dei nostri amici a quattro zampe.
La questione appare quindi, fin dall’inizio, complessa quanto affascinante: inutile pretendere di capire la zooantropologia in una passeggiata di qualche ora. L’idea è piuttosto quella di guardare ai nostri cani con occhi diversi, affacciandoci su un terreno ancora sconosciuto ma ricco di interessanti potenzialità.

_DSC4065Apro quindi gli occhi, le orecchie e gli altri sensi per iniziare a sperimentare e a cercare di comprendere un linguaggio per me del tutto nuovo.
Iniziamo a camminare sul sentiero che si snoda tra alberi e cespugli, l’una dietro all’altra, tenendo i nostri cani con un lungo guinzaglio, che serve a dare loro modo di ispezionare il territorio senza che noi ne perdiamo il controllo. È questa la prima novità: in altre escursioni abbiamo avuto come graditi compagni di strada cani di tutte le taglie, il più delle volte piuttosto docili e ben contenti di avere occasione, per una volta, di trovarsi in libertà senza guinzaglio e “fare cagnara”, appunto, insieme a loro consimili. Invece, spiegano Flavia e Camilla, in questo tipo di uscite i cani entrano in relazione anche mantenendo una relativa distanza, grazie al loro fiuto acutissimo e a tutta una serie di tracce e segnali corporei. Quello che noi umani dobbiamo fare, in questa prima uscita, è semplicemente portare l’attenzione alle differenze tra questo particolare tipo di guinzaglio e quello che utilizziamo in genere, vedere come si comporta il nostro cane, abituarci a trasmettergli informazioni sapendo gestire la lunghezza del guinzaglio, osservare se e in quali circostanze l’animale tira o rimane al passo con noi, che cosa fa quando si avvicina un altro cane.

_DSC4095La giornata è fredda ma l’aria sul viso mi dà come sempre una sensazione piacevole, ogni tanto il sole si affaccia tra le nuvole e il mio passo si fa mano a mano più elastico. Contrariamente al solito, mi faccio distrarre meno dalle chiacchiere con i compagni di cammino, osservo Spillo che inizialmente tira il guinzaglio un po’ stupito (in genere nel bosco lo lascio libero di andarsene in giro ad esplorare), poi si tranquillizza ed accorcia il passo, si allontana per poi tornare ad avvicinarsi, sembra godersi anche lui la passeggiata. Ogni tanto passa un gruppetto di mountain bike, qualche escursionista con i bambini e magari altri cani. Flavia ci suggerisce sempre di fermarci e lasciare passare persone e biciclette, allontanandosi brevemente dal sentiero: quando arriva di gran carriera un cagnolone libero dal guinzaglio, seguito poco dopo dai suoi padroni, il consiglio è quello di fermarsi sperando che il cane sconosciuto prosegua, invece lui si ferma. In questi casi è opportuno non tirare il guinzaglio per non trasmettere rigidità e nervosismo al nostro animale, ma al contrario lasciargli la possibilità di interagire con calma con lo sconosciuto. Solo se le cose si mettono male, se iniziano a litigare, occorre intervenire prontamente. Ma il cagnolone è un cucciolo e poco dopo scompare schizzando felice dentro una pozzanghera.

Fontan TempestaArriviamo a Fontan Tempesta, c’è parecchio fango e ristagno di acqua, mi diverto a fare “cick-ciack” con i miei scarponi impermeabili, Spillo prova a passare più in là ma finisce ad impigliarsi il pelo tra i rovi. Lo libero staccando i rami uno per uno, lui aspetta con pazienza, poi lo prendo in braccio e raggiungiamo gli altri. Mi gusto l’atmosfera tranquilla e rilassata di questa giornata, anche se oggi nel bosco c’è parecchio viavai, si vede che siamo in tanti ad avere voglia di trovarci in una dimensione “altra”, anche se ognuno a modo suo e con il suo passo, chi rallenta e chi accelera, chi la vive come una passeggiata e chi come una competizione, con se stesso e con i propri limiti.

_DSC4000Riporto l’attenzione al mio cane, osservo come, quando ci fermiamo, marca ostinatamente il territorio dove sono già passati altri cani: rilasciare una piccola quantità di orina, ci spiega Flavia, serve ai cani per scambiarsi informazioni personali e sociali anche a distanza. Quando riprendiamo il cammino è invece preso dai tanti profumi della natura, chissà cosa sentiremmo se avessimo un olfatto sviluppato quanto il loro. Flavia osserva i cani che partecipano alla nostra passeggiata, parla con ognuno dei partecipanti, risponde alle loro domande, fa notare alcuni particolari, fornisce suggerimenti, condivide le nostre riflessioni.
Concludiamo il nostro percorso senza particolari problemi, anche i nostri animali sembrano rilassati e soddisfatti.

_DSC4185Torniamo alle macchine e facciamo un salto al vicino mercato: camminare mi ha, come al solito, messo appetito (come se ne avessi bisogno!).

Dopo un gustoso spuntino a base di pizza e assaggini vari, ci scambiamo saluti e numeri di telefono con la promessa di ritrovarci al prossimo trekking a 6 zampe…

Daniela Da Milano


Per il prossimo appuntamento con il Trekking a 6 zampe vai sul sito dell’associazione Castelli Romani Green Tour!

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