Lanuvio, un universo di progetti 2.0

“Nei 441 anni che seguirono la fondazione di Roma, i Romani s’accontentarono di usare le acque tratte dal Tevere, dai pozzi e dalle sorgenti. Il ricordo delle sorgenti è connesso ancor oggi con un elemento sacro, che costituisce oggetto di culto: si crede infatti che esse possano guarire le malattie, come è il caso della sorgente delle Camene, dell’Apollinare, e di quella di Giuturna. Ora invece affluiscono in città l’Acqua Appia, l’Aniene Antico, la Marcia, la Tepula, la Giulia, la Vergine, l’Alsietina (chiamata anche Augusta), la Claudia, l’Aniene Nuovo”.

È Sesto Giulio Frontino, sovrintendente agli acquedotti di Roma nel 97 d.C., ad averci lasciato, con la sua opera De aquaeductu urbis Romae, la descrizione più completa del rapporto dell’impero romano con le risorse idriche e di come la gestione delle acque si sia trasformata in una vera e propria arte. Gli acquedotti costituiscono infatti una delle opere più monumentali e imponenti che gli antichi romani abbiano mai realizzato, a partire dal IV secolo a.C. A gettare nuova luce sul periodo precedente, sul modo in cui l’acqua piovana e di sorgente veniva utilizzata per soddisfare il fabbisogno di acqua, nel contiguo territorio dei Castelli Romani  contribuiscono i più recenti ritrovamenti effettuati nel cuore di Lanuvio, proprio sotto il tempio di Giunone Sospita, santuario celebre in tutto il Lazio antico. FaleriiNova 223A parlarcene è Luca Attenni, direttore del Museo Civico e degli scavi che sono in corso nell’antica cittadina dei Castelli Romani. “È dal 2012 – sottolinea – che abbiamo intrapreso una campagna di scavi nell’area sottostante il tempio, riportando alla luce alcune strutture in superficie, mosaici e numerose cavità. Dall’anno scorso la nostra attività si è concentrata particolarmente nello scavo di queste ultime: si tratta di un sistema di cunicoli che finiscono in una galleria più grande. Il tutto era completamente riempito di terra e, grazie agli scavi stratigrafici effettuati, abbiamo recuperato numerosi reperti che ci hanno consentito la datazione del periodo in cui i cunicoli sono stati abbandonati, probabilmente sostituiti da un sistema più evoluto di gestione delle acque. Stiamo parlando del IV sec. a.C, un periodo di cui sapevamo poco o niente del tempio di Giunone Sospita. Il portico e le altre strutture sono state costruite successivamente (II – I sec. a.C.) e hanno ricoperto i cunicoli, che erano già inutilizzati”. A che punto sono le esplorazioni di questi cunicoli? “Si può dire che siamo solo agli inizi, con la prossima campagna di scavi proseguiremo a liberarli dalla terra che li ha invasi e cercheremo dei percorsi che colleghino, come supponiamo, l’area del tempio con l’area di villa Sforza Cesarini. Abbiamo in progetto anche la realizzazione di una serie di passerelle pedonali di legno che colleghino le due aree, agevolando il percorso dei visitatori. E’ questo, in pratica, il nostro duplice obiettivo: da un lato valorizzare l’esistente, dall’altro proseguire con gli scavi che ci consentono di allargare le nostre conoscenze”.

Quindi il maggior numero di informazioni che abbiamo oggi in merito al tempio confermano l’importanza di Lanuvio in epoca preromana e romana… “In effetti le più recenti scoperte confermano l’importanza del tempio dedicato a Giunone Sospita, un’antichissima divinità italica legata al ciclo lunare, adorata da etruschi, sabini ed umbri, protettrice della vita delle donne in tutti i suoi aspetti: la purezza delle fanciulle, i matrimoni, la fedeltà delle spose e il parto. Gli italici le attribuirono numerose qualità, da cui derivarono altrettanti appellativi: tra questi, Iunio Sospita, ovvero la salvatrice. Il Santuario dedicato a questa divinità faceva parte dell’acropoli di Lanuvio ed era formato da varie strutture monumentali. La città ebbe per lungo tempo un ruolo importante nell’ambito della cultura latina e contribuì alla nascita della Lega Latina. Cicerone riferisce che Lanuvio era ricco di edifici religiosi e che tra questi il principale e più celebre era proprio il tempio dedicato a Giunone. Altri documenti e fonti archeologiche attestano fosse questo il più famoso centro del Lazio dedicato alla dea. Nel 338 a.C. il culto di Iuno Sospes fu introdotto ufficialmente a Roma, più o meno contestualmente alla concessione della cittadinanza romana agli abitanti di Lanuvio. Anche dopo la romanizzazione di Lanuvio il tempio rimase meta di pellegrinaggi. FaleriiNova 215In una grotta che abbiamo identificato nella località Pantanacci, a pochi chilometri dal tempio, si riteneva che dimorasse un serpente sacro alla dea: qui ogni anno si svolgeva un rito propiziatorio per ottenere un buon raccolto. Questa grotta era oggetto di pellegrinaggi e preghiere per impetrare guarigioni, come testimonia la grande quantità di ex voto anatomici rinvenuti in questo santuario naturale legato al culto delle acque. Nel 2012 la Guardia di Finanza ha scoperto uno scavo clandestino in questa località, cogliendo sul fatto i tombaroli che stavano per impossessarsi del ricco patrimonio di una stazione votiva con oltre 24mila reperti di natura religiosa, dedicati appunto al culto di Giunone Sospita. La scoperta della stipe di Pantanacci, probabilmente il famoso antro del serpente menzionato da Properzio e Eliano, evidenzia la notevole estensione del complesso religioso lanuvino e dimostra come si possa definire, a buon diritto, l’antica Lanuvium come Città Santuario”. È proprio in occasione di questo prezioso ritrovamento che è nata l’idea di dare vita a Lanuvio ad un Museo diffuso, vero? “Le nostre collezioni museali si sono notevolmente arricchite con i materiali recuperati dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza ed altro materiale rinvenuto in occasione degli scavi effettuati in collaborazione con la Soprintendenza Per i Beni Archeologici del Lazio e la scuola di specializzazione dell’Università La Sapienza di Roma. L’esposizione di questi numerosi reperti archeologici ha reso necessario l’inaugurazione di una nuova sala situata in Piazza Antonino Pio n° 24, a pochi passi dal Municipio che ospita nei locali al piano terra la sede principale del Museo Civico Lanuvino. Il nuovo spazio espositivo, denominato Sala della Stipe Votiva in Località Pantanacci, ha dato l’avvio al progetto di realizzazione del Sistema Museale Urbano di Lanuvio, nato per migliorare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale della città e del territorio circostante in cui sono collocati i suoi siti archeologici. L’idea è quella di ampliare progressivamente il Museo diffuso di Lanuvio, realizzando anche una sezione che sarà dedicata al Medioevo”. È a tutti gli effetti un museo 2.0, quello di Lanuvio, un museo che non si occupa solo della conservazione dei reperti, ma anche di produrre cultura con progetti di ricerca, realizzazione di materiali audiovisivi, attività didattiche, di tutela e valorizzazione dei beni archeologici. Nel mese di marzo è stato proposto un ciclo di corsi-laboratori dedicati alle arti medievali, in collaborazione con Accademia Medioevo: i numerosi partecipanti hanno potuto cimentarsi con la calligrafia e la realizzazione di miniature, con la realizzazione di manufatti in cuoio e di metallo, sperimentare il processo di lavorazione della carta. Un museo che è anche aperto al mondo e ai nuovi sistemi di comunicazione: Lanuvio sarà  inserita nella piattaforma multimediale dedicata al turismo Izi.travel, che contiene tour virtuali e contenuti sui più importanti siti archeologici e storici d’Italia e del mondo. Scaricando l’applicazione gratuita sul proprio smarphone sarà possibile visionare una presentazione della città di Lanuvio e dei principali monumenti e siti archeologici: Ponte Loreto, via Astura, le Mura latine, la stipe di Pantanacci, il santuario di Giunone Sospita e il Museo Civico, con approfondimenti dedicati ai reperti più significativi in esso custoditi. La stessa app fornisce un’audioguida da utilizzare durante la visita delle località in questione. “Il Comune di Lanuvio – conclude Luca Attenni – è da tempo impegnato in un’attenta opera di promozione dell’offerta culturale e archeologica del proprio territorio che ci sta dando molte soddisfazioni in termine di arrivi di visitatori. Questa nuova opportunità ci fornirà un ulteriore slancio e consentirà di raggiungere un vasto pubblico, magari motivandolo a venire a visitare Lanuvio. Attraverso questa app sarà anche possibile accedere ai numerosi filmati che abbiamo realizzato per promuovere i nostri siti archeologici”.

Con Castelli Romani Green Tour domenica 3 aprile 2016 sarà possibile visitare gli scavi in corso nell’area del santuario di Giunone Sospita ed alcune gallerie sottostanti il tempio, in compagnia di Luca Attenni, direttore degli scavi e del Museo Civico di Lanuvio.

Guarda i video del Museo Civico di Lanuvio museolanuviovideo

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